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Il dopo Coronavirus: come ne usciremo?

I giorni passano e passeranno anche queste situazioni critiche legate all’emergenza sanitaria da Covid-19. Ma quale scenario ci aspetta? Oltre gli evidenti impatti socio economici, quali saranno le ripercussioni psicologiche, sociali e relazionali?

In base a precedenti ricerche e ai vissuti che ci accompagnano attualmente come sarà il nostro “Dopo-Coronavirus”?

In tutto il mondo ci troviamo a fronteggiare il medesimo nemico invisibile. Come attraverseremo psicologicamente questa situazione e come ne usciremo dipenderà da vari fattori, contesti, background personali e culturali. Come ha reagito il nostro Stato all’emergenza, se siamo stati colpiti direttamente dal virus, se abbiamo perso il lavoro. Queste e altre situazioni che sviluppano livelli di stress differenti e che presuppongono attivazioni di risorse mai uguali.

 

Quarantena, isolamento: “vaccini sociali” per contrastare la pandemia da Covid-19

Quarantena o isolamento? In questo periodo di emergenza sanitaria sono utilizzati come sinonimi. La quarantena è restrizione del movimento e la separazione delle persone potenzialmente esposte ad una malattia contagiosa da altre. E poter accertare se siano malate e per ridurre rischio di contagio. L’isolamento invece è la separazione fisica da persone a cui è stata diagnostica una malattia contagiosa a persone non malate. Ad oggi il nostro “vaccino sociale” per evitare contagi e fronteggiare la pandemia da Covid -19. Tanto che non rispettare la quarantena è un reato: “procurata epidemia colposa” dai 3 ai 12 anni di carcere. Sia per le persone affette da Covid-19 sia per individui che hanno avuto contatti stretti con casi confermati. Il Covid-19 è il nome della malattia procurata dall’aver contratto il virus Sars-CoV-2 ovvero il Coronavirus.

Il nostro corpo senza vaccinazioni può impiegare diverso tempo per produrre anticorpi sufficienti a contrastare “l’invasore”. E in questo tempo diversi possono essere i danni che il microorganismo estraneo può causare al nostro corpo.  Allo stesso modo i vaccini sociali possono tutelare la nostra società: ci proteggono e ci danno il tempo di creare una possibile cura. Le persone, immediatamente, non hanno compreso l’importanza di questi comportamenti e sono stati sopraffatti da paura e panico. Le regioni del Nord in pochissimi giorni sono diventati “zona rossa” e nel resto d’Italia molti hanno preso come “consigli” lo stare a casa e limitare spostamenti e distanze. E’ stato necessario l’intervento dello Stato con decreti, sanzioni e denunce per contenere comportamenti inadeguati e responsabilizzare la popolazione. Ma perchè tutta questa “fatica” per stare a casa? Quarantena e isolamento hanno dei costi psicologici adesso quasi invisibili e che avranno delle conseguenze nelle persone.

 

Quarantena: cosa ci dice l’esperienza

 

Il fatto che sia una condizione necessaria non la rende più piacevole ma di fatto spiacevole e stressante. Questo spiega in parte la disobbedienza ai divieti tanto stigmatizzata e denunciata dai media e da chi invece in casa “riesce a starci”. La limitazione della libertà, la mancanza dei propri cari, la paura del contagio e delle ripercussioni economiche hanno un costo psicologico elevato. Il vissuto di “costrizione” legato a queste situazioni innalza i livelli di ansia e stress facendo aumentare il disagio e portando le persone a commettere infrazioni. Un fattore di protezione rispetto a tale condizione consiste nel vivere la situazione di isolamento non come impotenza ma come partecipazione attiva a questa “lotta”. Scegliere di restare a casa per proteggere se stessi e i propri cari, accorciarne i tempi, diventa un modo di vivere l’esperienza in maniera meno disagiata e aiuta a contenere i costi e le energie psicologici.

Nell’ articolo di The Lancet Psychological Impact of Quarantine del 26 febbraio 2020 si è intrapresa “una revisione delle prove sull’impatto psicologico della quarantena per esplorare i suoi probabili effetti sulla salute mentale e sul benessere psicologico e sui fattori che contribuiscono o mitigano questi effetti. Dei 3166 articoli trovati, 24 sono inclusi in questa recensione.” Si tratta di studi condotti in 10 paesi e includevano persone con SARS, Ebola, pandemia di influenza H1N1 del 2009 e 2010, sindrome respiratoria del Medio Oriente e influenza equina. Gli studi quantitativi hanno esaminato le persone messe in quarantena rilevando in queste un’alta prevalenza di sintomi di disagio e disturbi psicologici. Maggiormente umore basso e irritabilità. E ancora disturbi emotivi, depressione, stress, sintomi post-traumatici da stress, rabbia, esaurimento emotivo. Nel personale sanitario sintomi depressivi elevati, con effetti a lungo termine, deterioramento delle prestazioni lavorative e riluttanza al lavoro, dimissioni.

Gli articoli revisionati e confrontati si riferivano a situazioni circoscritte. Pur essendo la quarantena una misura di salute pubblica non è esente da notevoli conseguenze psicologiche sulla popolazione. Attualmente viene utilizzato come sinonimo per indicare anche il distanziamento sociale, la cancellazione di raduni di massa o aggregazioni, la chiusura delle scuole. Operazioni di contenimento estese a intere città, regioni, nazioni. Questa differenza di scenario rispetto alle precedenti ricerche, induce a pensare che ci siano differenze diverse anche nelle conseguenze.

 

 

Fattori di rischio e Fattori di protezione

 

Queste condizioni se prolungate nel tempo avranno effetti più gravi e necessiteranno di adeguate risposte di cura psicologica. Lavorare in un’ottica di prevenzione significa anche individuare i fattori di rischio e di protezione. Intervenire su questi aspetti significa diminuire l’impatto dei primi e aumentare l’influenza dei secondi.

Nell’articolo di The Lancet dai diversi studi revisionati vengono individuati stressor legati alla quarantena.

STRESSOR QUARANTENAdurata, paura del contagio, frustrazione e noia, forniture mediche e alimentari

STRESSOR POST QUARANTENA: ripercussioni economiche, stigma sociale

Periodi più lunghi di quarantena sembrano associarsi a problemi di salute più definiti come sintomi di stress post-traumatico, comportamenti di evitamento e rabbia. La perdita della quotidianità, la riduzione dei contatti sociali fisici con gli altri sembrerebbe causare noia e frustrazione, con conseguenti vissuti di angoscia. Avere dalle autorità competenti informazioni scarse, linee guida insufficienti sui comportamenti da seguire sono un fattore di stress. La preoccupazione rispetto a perdite finanziarie, all’ impossibilità di poter lavorare sono fattori di rischio per disturbi psicologici e per rabbia e ansia nei mesi successivi. La stigmatizzazione di tutti coloro che sono a rischio contagio e degli operatori sanitari coinvolti direttamente nell’ assistenza di malati di Covid-19.

Le variazioni nell’estensione, anche minima del periodo di isolamento rischia di esacerbare la frustrazione e la demoralizzazione. E’ determinante che le persone abbiamo una buona informazione sulla malattia e sulla priorità della quarantena. Gli effetti psicologici del non utilizzo di questa misura sanitaria e della diffusione della malattia potrebbero essere peggiori. Per questo è fondamentale garantire che questa esperienza possa essere il più tollerabile possibile. Oltre a tener presente i fattori di rischio è necessario sottolineare i fattori di protezione psicologici per questa situazione attuale. Fattori che “possono tutelare gli equilibri psicologici e comportamentali di un individuo esposto a situazioni di rischio, attenuando l’impatto delle condizioni di rischio, o modificando la risposta dell’individuo a situazioni che predispongono ad esiti maladattivi e patologici” (Regogliosi, 1998; Rutter, 1990). Nella ricostruzione della propria quotidianeità in condizione di isolamento è fondamentale un adattamento che possa poggiare su elementi che tutelino il benessere psicofisico.

FATTORI PROTETTIVI

 

·         consigli pratici su tecniche di gestione dello stress

·         offrire supporto psicologico

·         offrire supporto sociale

·         ricevere informazioni su come evitare la noia

·         accesso e mantenimento dei contatti sociali attraverso i vari device

·         fornire attività significative da svolgere

·         ricevere comunicazioni chiare

·         avere garantiti forniture di base ( alimentari e mediche)

·         garantire i necessari DPI per i luoghi di lavoro

·         ….

·         Prendersi cura di se stessi, della propria famiglia

·         Alimentarsi in modo sano

·         Fare attività fisica

·         Evitare alcol e droghe

·         Stabilire una routine

·         Ascoltare bambini e adolescenti

·         Alternarsi nella cura dei figli

·         Ritagliarsi uno spazio di tempo individuale

 

Nel considerare quali possono essere i risvolti psicologici si dovrebbe tener conto anche dei diversi contesti. Se ci sono stati lutti, parenti o amici malati, se si è stati direttamente contagiati, se si è un operatore sanitario o un operatore dell’emergenza.

 

 

Il Trauma come risorsa

 

La quarantena è quindi associata a effetti psicologici negativi, tuttavia le esperienze traumatiche ci insegnano ad essere più forti ad apprezzare ciò che avevamo e ciò che abbiamo. Le limitazioni ai contatti sociali che stiamo vivendo oggi saranno le conquiste di domani. Accettare il cambiamento, scegliere le limitazioni e non viverle come una “costrizione” è un primo passo per porsi in una condizione di crescita personale.  Accettare quello che proviamo come una normale reazione alla situazione ci permette di avere meno paura. Le nostre difficoltà, le nostre preoccupazioni sono una risposta e un adattamento che stiamo mettendo in atto. Ognuno di noi ha una storia diversa e reagisce alle situazioni in maniera altrettanto diversa.

Non ci sono studi che possano confrontare conseguenze psicologiche su quarantena obbligata o volontaria tuttavia la sensazione che gli altri trarranno beneficio dalle proprie restrizioni può rendere le situazioni stressanti più facili da sopportare. Ridurre gli effetti negativi sulla salute mentale e rafforzarne l’adesione può avvenire se viviamo la quarantena come comportamento protettivo verso noi stessi e gli altri soprattutto i più vulnerabili. Tra questi i bambini. Se alcuni studi riportano che i genitori possono presentare dopo i periodi di quarantena sintomi da disturbo post traumatico da stress (gli stessi che riportavano i reduci di guerra) sugli effetti in bambini e adolescenti ci sono meno dati.

I piccoli sono esposti a informazioni non sempre comprensibili per loro e all’ansia e allo stress degli adulti che li circondano. Anche loro stanno vivendo importanti cambiamenti nelle loro abitudini di vita quotidiana. La comprensione di questi cambiamenti si ha a partire dai 2 anni. E’ importante dare informazioni chiare e reali adatte al loro stadio di sviluppo per evitare che possano tentare di dare un senso da soli alla situazione. In particolare tra i 4 e i 7 anni la comprensione è influenzata dal pensiero magico. Ovvero che pensieri o desideri possano avere conseguenze reali. E’ importante prestare attenzione che i bambini non si stiano accusando in modo inappropriato o che vivano la malattia o il non vedere più nonni, zii, amici come una colpa per “essersi comportati male”. La preoccupazione degli adulti potrebbe non renderli attenti ad eventuali manifestazioni nei bambini e negli adolescenti di sintomi di disagio. E’ necessario essere onesti sulle incertezze e sulle sfide della situazione senza schiacciare i bambini con le proprie paure.

 

Emergenza sanitaria psicologica: quali misure?

 

Diverso è l’isolamento degli operatori sociosanitari, costretti a vivere lontano dalle famiglie o isolarsi in casa, con la paura del contagio e che vedono continuamente morire gente. Questo è un altro tipo di trauma più severo e riservato alla prima linea. Un rischio per la salute mentale attuale e futura. Le figure infermieristiche sono maggiormente esposte perché a contatto diretto con pazienti come i medici che operano nelle zone epicentro di focolai rispetto a situazioni più decentrate. Gli operatori sociosanitari andrebbero protetti anche dal punto di vista psicologico.

L’Ordine Nazionale degli Psicologi ha espresso la sua solidarietà alla popolazione italiana colpita dall’ emergenza sostenendo iniziative di supporto psicologico degli iscritti nelle varie regioni.  E’ del 01 aprile 2020 la lettera che la Federazione Nazionale Ordini delle Professioni Infermieristiche (FNOPI) e il Consiglio Nazionale dell’Ordine Psicologi (CNOP) rivolgono al Ministro Speranza. La richiesta di attivare con urgenza e immediatezza interventi psicologici idonei affinchè risultino efficaci nella riduzione degli esiti negativi.Chiediamo pertanto che siano attivati in tutti i contesti sanitari, a cominciare da quelli più esposti, interventi coordinati da parte degli Psicologi, utilizzando quelli già presenti e provvedendo con le possibilità previste dal DL 9 marzo n.14, che fa specifico riferimento al reclutamento degli psicologi in emergenza. Considerando il fatto che gli Psicologi strtturati, soprattutto nei contesti ospedalieri, risultano del tutto carenti.”

Nella Giornata Mondiale della Salute 07 Aprile 2020 la lettera aperta del Presidente Lazzari (CNOP) al Presidente Conte e al Ministro Speranza sottolinea come nel tema salute l’OMS annoveri anche la componente psicologica. E’ essenziale affrontare il tema dell’equità sociale per l’accesso alle prestazioni psicologiche che ad oggi sono appannaggio di chi “può permettersele”. Lo sforzo del Governo per fronteggiare l’emergenza ha una falla: “quella dell’assistenza psicologica alle persone malate in prima linea, ai familiari dei malati e dei deceduti, al personale sanitario, alla popolazione con problemi di disagio psicologico”.

Innumerevoli le iniziative di solidarietà degli psicologici ma queste non possono sostituirsi alle Autorità Pubbliche. Gli operatori sanitari hanno diritto al supporto psicologico come tutto il resto della popolazione che si trova ad accedere alle prestazioni psicologiche sopratutto per un atto di generosità dei professionisti. Se non si pensa alla Psicologia come una componente dell’Intervento Sanitario Nazionale come pensiamo di poter tutelare i cittadini italiani?   Se non si interviene da ora quali saranno poi i costi in termini psicologici ed economici delle conseguenze nella salute delle persone?

Fonti consultate:

Dott.ssa Laura Collevecchio

Psicologa Clinica presso l’università “G. D’Annunzio” di Chieti. Specializzata in psicoterapia: Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Sistemico-Relazionale, presso Istituto Abruzzese di Psicoterapia Familiare di Teramo.

Nel tempo la mia formazione si è arricchita di nuovi aspetti e contenuti riguardanti la Psicologia Alimentare e l’ambito della Psicologia dello Sport.