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Quanto è “smart” lo smartworking?

In Italia, prima della pandemia, si iniziava a parlare di smartworking come alternativa al lavoro tradizionale.

Una forma di lavoro che forse molti iniziavano a desiderare, a richiedere. Alcune aziende avevano iniziato a proporlo e ad integrarlo sperimentando molti aspetti positivi.

Con l’arrivo della pandemia si è reso necessario per molte aziende rivalutare il lavoro agile come “unica” modalità per portare avanti le attività.

Sappiamo che la “quarantena” per coloro che devono stare a casa, osservando il distanziamento e la libertà di uscite ridotta, può provocare già dai primi giorni alcuni disagi e sensazioni spiacevoli, stati d’animo mutevoli, pensieri legati alla paura, alla incertezza.

SMART?

Cosa sta accadendo per coloro che dovendo stare a casa, devono portare avanti il lavoro da remoto?

Sul piano personale e relazionale si iniziano ad avvertire i primi segnali di difficoltà poiché non sempre si riesce a bilanciare in modo ottimale il tempo e le energie per se stessi, per la famiglia, per il lavoro.

Molte delle routine pre-coronavirus che probabilmente erano diventate automatiche vengono meno: prepararsi per uscire, spostamento casa-lavoro, contatto con i colleghi, condivisione, pause caffè, fine lavoro, aperitivo, ritorno a casa.

Rituali che, benchè fossero diventati come automatismi rappresentavano per molti una sicurezza, un contenimento. La sede di lavoro, la postazione personale, il contatto umano, la condivisione in tempo reale. All’improvviso tutto questo viene sospeso, occorre riorganizzarsi adattandosi nel frattempo alle direttive dei decreti e allo stesso tempo, ai ritmi casalinghi e familiari.

L’emergenza sanitaria ha imposto a tutti di restare a casa, ad osservare il distanziamento sociale e le altre regole per evitare il contagio, quindi, a riorganizzare le diverse aree della propria vita tra cui la sfera professionale.

Nonostante i vantaggi, in questo particolare periodo di emergenza, sembra che lo smartworking inizi ad essere fonte di stress, di disagi a volte difficili da gestire.

NON E’ SMART SE….

  • Solitudine
  • Sensazione di isolamento
  • Mancanza di energia
  • Sensazioni di ansia
  • Nervosismo
  • Irritabilità
  • Difficoltà di addormentamento
  • Risvegli notturni
  • Difficoltà di attenzione e di concentrazione
  • Confusione
  • Mangiare senza controllo, fuori dai pasti
  • Uso meno controllato di tabacco, alcolici ecc
  • Difficoltà nella gestione familiare
  • Sono reazioni sono molto comuni in questi giorni di isolamento generale, occorre fare attenzione che non si verifichino per un tempo prolungato per evitare peggioramenti che si ripercuotono in primis sulla persona, sul suo lavoro e sulle sue relazioni.

 STRATEGIE SMART

  • Iniziare la giornata vestendosi, evitando di restare in pigiama
  • Creare una routine quotidiana
  • Dedicarsi all’attivita motoria (tutorial di workout, di movimento corporeo)
  • Prendere una pausa in solitudine previo accordo con i familiari (se si convive con altre persone)
  • Continuare a coltivare hobbies o sceglierne uno
  • Partecipare a sedute di rilassamento o di meditazione
  • Fare attenzione alla nutrizione
  • Bere molto (almeno un litro e mezzo di acqua)
  • Evitare uso incontrollato di alcolici
  • Se fumatori, cercare di rispettare le canoniche “pause sigaretta”
  • Intrattenere relazioni sociali con amici
  • Mantenere i contatti con i colleghi alternando momenti professionali a conviviali
  • Richiedere sostegno dal punto di vista psicologico

 

MOLTO SMART!!

Decidere di rivolgersi ad uno psicologo quando si convive con sensazioni spiacevoli o mettendo in atto comportamenti sopra descritti significa prendersi cura  di sé, compiere un atto coraggioso. Chiedendo aiuto a chi ha degli strumenti e delle competenze è possibile ripristinare il benessere psicofisico. Attraverso il colloquio è possibile esperire fin da subito un miglioramento: si pongono le basi per innescare dei piccoli cambiamenti che tenderanno a migliorare la gestione del tempo, il proprio stato d’animo, il rendimento lavorativo e l’aspetto relazionale.

Dott.ssa Silvia Pasquali

Sono la dottoressa Silvia Pasquali, specializzata dal 2012 in Psicoterapia Strategico-Integrata SCUPSIS (scuola riconosciuta ai sensi del D.M. 509 del ’98 dal MIUR) e in Sessuologia Clinica presso l’istituto di sessuologia Clinica a Roma.

Sono regolarmente iscritta all’Albo degli Psicologi del Lazio dal 2007